domenica 19 gennaio 2014

Spazio Mussi: 2004 – 2014 dieci anni di vita tranquilla e di soddisfazioni

Questo anniversario non può passare sotto silenzio anche per rendere merito a chi ha saputo capire che le esigenze di vita delle api, le nostre come individui e in particolare, quelle dei consumatori dei prodotti dell’alveare, coincidono.Come riassumere l’atteggiamento di quelli che ancora adesso si rifiutano di accettare l’evidenza?
Così come ho avuto modo di dire pubblicamente ad alcuni, che “a chiacchere” si auto definiscono “grandi apicoltori” e che, con molta arroganza, affermano che lo Spazio Mussi non funziona, non ho difficoltà a ripeterlo qui: chi non sa gestire gli alveari a Spazio Mussi non è un apicoltore, al massimo lo si può definire un raccoglitore di miele.
A sostegno di questa affermazione non c’è soltanto la testimonianza pratica quotidiana di decine di apicoltori di tutte le latitudini dalla Sicilia, al Friuli, alla Germania del nord ma anche una serie di lavori scientifici sulla capacità delle api di contrastare i parassiti con il “social grooming”, di cui si ha notizia fin dal 1995 (1) ben otto anni prima dell’annuncio al mondo della scoperta dello Spazio Mussi, in occasione dell’edizione di Apimondia del 2003.
Queste ricerche hanno avuto un seguito negli anni successivi e si dimostra sperimentalmente che le api esercitano l’attività di grooming su richiesta delle compagne ed anche come attività specialistica a cui si dedicano con continuità alcune api che si sono specializzate in questo (2).  
Un’ulteriore conferma viene da una ricerca in cui si scopre che le api aggrediscono a morsi quei parassiti che sono troppo piccoli per essere trafitti con il pungiglione e che, attraverso il morso, iniettano una sostanza paralizzante il 2-Heptanone (3)
Chi non vuol capire, non capisce.




(1) Quantitative analysis of social grooming behavior of the honey bee Apis mellifera carnicaJ. Bozic and T. Valentincic
Department of Biology, University Ljubljana, Vena pot 111, 61000 Ljubljana, Slovenia Apidologie 26 (1995) 141-147
DOI: 10.1051/apido:19950207
(2) A highly specialized social grooming honey bee (Hymenoptera: Apidae).
Moore, Darrell; Angel, Jennifer E.; Cheeseman, Iain M.; Robinson, Gene E.; Fahrbach, Susan E.
Journal of Insect Behavior, Vol 8(6), Nov 1995, 855-861. doi: 10.1007/BF02009512
(3) The Bite of the Honeybee: 2-Heptanone Secreted from Honeybee Mandibles during a Bite Acts as a Local Anaesthetic in Insects and Mammals
Alexandros Papachristoforou Published: PLoS ONE 7(10): e47432. doi:10.1371 October 16, 2012


11 commenti:

  1. G.mo Apicoltore, senza innescare alcuna polemica, vorrei chiedere se può indicarmi qualche lavoro scientifico che ha sperimentato lo spazio Mussi...Lei sostiene che lo spazio Mussi è in grado di contrastare da solo la Varroa? Lei non usa piu' alcun acaricida?
    La ringrazio per la cortese attenzione...
    Luigi Iafigliola
    Apicoltore del Molise

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    1. Gentilissimo Lafigliola, se per lavoro scientifico si intende un lavoro eseguito da enti di ricerca nazionali o internazionali non ne conosco; invece conosco bene la realtà di decine di apicoltori che lo hanno felicemente adottato, in Sicilia, Calabria, Toscana (luogo di origine), Friuli, Brema (Germania del Nord). Personalmente, dopo avere attraversato a partire dal 1979 tante peripezie, come tutti, e sperimentato tutti i metodi conosciuti di lotta alla varroa, non tratto più gli alveari dalla primavera del 2004, anno in cui ho adottato lo Spazio Mussi.
      La gestione di circa cinquecento alveari con questo metodo ha comportato un risparmio notevole di denaro e manodopera con gli stessi risultati produttivi e senza alcun fenomeno di strane malattie difficilmente classificabili e con un prodotto sicuramente più genuino.
      Ho scritto molto sull'argomento, non voglio convincere nessuno, ciascuno faccia come meglio crede.
      Sono sempre disponibile a fornire suggerimenti su specifiche problematiche che mi vengono segnalate da chiunque si metta alla prova.
      Cordiali saluti e auguri.

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    2. Salve,

      anche se attualmente adotto una tecnica opposta a quella dello spazio Mussi, usando distanziatori da 12 in arnie da 10 e celle 4,9, trovo molto interessante la sua esperienza positiva nella lotta alla Varroa.

      Lei dice che dal 2004 non tratta più, e parla di social grooming, un caratteristica igenica delle api selezionabile. Mi interessa sapere quindi cosa è successo nel 2004/2005 a livello di morie ed infestazione da Varroa e se si è autoprodotto regine dalle migliori supertiti.

      Grazie

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  2. Ricercando in archivio ho trovato uno scritto risalente al 2006 in cui faccio un resoconto di quanto è successo precedentemente. Lo scritto è troppo lungo per inserirlo qui, mi occorre mun indirizzo e.-mail per potewrlo inviare come allegato.

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    1. ruggero.iezzi@gmail.com

      Gentilissimo

      Grazie

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    2. salve anche io voglio adottare lo spazio mussi come fare e quando travasare pe api?

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  3. Salve sono nuovo in apicoltura per usare lo spazo mussi come posso fare ad approcciarmi. ? Grazie per la risposta

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  4. Il passaggio dallo Spazio Dadant allo SpazioMussi® richiede una certa esperienza; sulla tecnica ho pubblicato i dettagli su questo blog.

    http://apicolturainpratica.blogspot.it/2010/12/apicoltura-spaziomussi-istruzioni.html

    http://apicolturainpratica.blogspot.it/2013/02/apicoltura-in-concreto-adattarsi-allo.html

    Saluti

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  5. Salve
    gestisco circa 30 alveari in provincia di Siena
    Da diversi anni tengo le api su 9 telaini, ma senza distanziatore. Forse non applico il metodo Mussi correttamente. Ho pero' notato che la forza delle famiglie non ne e' compromessa e che producono in modo soddisfacente (per essere stanziali). Di solito passano bene l'inverno e con una buona gestione della sciamatura in marzo posso mettere presto i melari.
    Tuttavia ho sempre continuato a trattare con acido ossalico bloccando la covata in estate.
    Anche quest'anno ho ingabbiato le regine. Osservando le api adulte ho notato che in giro ci sono molte varroe, riscontrate anche dall'apertura di covata da fuco.
    Forse non applico bene il metodo Mussi?!
    Avresti qualche osservazione da condividere o consiglio da darmi?
    Con stima
    Alessandro

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  6. Caro Alessandro,
    Quando, dopo averlo provato personalmente per alcuni anni, cominciai diffondere l’applicazione dello Spazio Mussi, ho raccolto diverse testimonianze simili: gli alveari con distanziatori da melario (9 tacche) messi nel nido resistevano di più alla varroa rispetto a quelli a 10 tacche e richiedevano meno interventi di disinfestazione.

    In effetti il blocco di covata accoppiato al trattamento con ossalico ha, da sempre, dato degli ottimi risultati.

    L’applicazione dello Spazio Mussi ci ha liberato dai trattamenti anti varroa di qualsiasi tipo.
    Molti apicoltori basano il loro giudizio sul funzionamento di un metodo o di un trattamento sul numero di varroe residue circolanti.
    Questo criterio è corretto se si vuole testare l’efficacia di un trattamento chimico.

    Nel caso dello Spazio Mussi, anni di osservazione e di misurazione ci dicono che la varroa e le api convivono e che una presenza di varroa fino ad un due o tre % rispetto alle api adulte non provoca problemi all’alveare.

    La differenza tra un distanziatore a nove tacche e un distanziatore Spazio Mussi sembra poca ma invece è determinante.

    Anch’io ho molti alveari senza distanziatori metallici, ormai mi regolo “ad cocchio” e non ho problemi.

    L’applicazione dello Spazio Mussi, oltre a controllare la varroa, ha fatto sparire del tutto quelle strane patologie di origine virale e batterica, che non si riusciva a contrastare e che debilitavano fortemente l’alveare più della stessa varroa.

    In conclusione lo Spazio Mussi funziona in Sicilia, Calabria, Toscana, Friuli, Germania del nord.
    Non è questione di clima o di api, il problema sta nella resistenza che oppone l’apicoltore a modificare le sue abitudini e metodi di conduzione :

    LA TESTA DELL’APICOLTORE PIU’ RESISTENTE DELLA VARROA ?

    Vincenzo

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  7. A conferma di quanto detto, nel caso ce ne fosse bisogno, ecco una testimonianza spontanea.
    http://www.apicolturadreosti.com/Come_lavoriamo.html

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